venerdì 31 luglio 2020

A portare l’allegria in fattoria! Così, gli utenti del Centro Diurno per Disabili di Velletri si ritrovano dopo il lockdown.


Mercoledì 29 luglio. Una data da ricordare per i ragazzi del Centro Diurno per Disabili di Velletri gestito dal Consorzio Intesa tramite la Consorziata esecutrice che, dopo il lockdown, finalmente si sono incontrati per la prima volta. Non si è mai abbastanza lontani per ritrovarsi. I nostri amici lo sanno, lo hanno imparato al Centro. Ci hanno creduto quando erano distanti fisicamente e lo hanno appurato con tutta la letizia di cui sono capaci niente di meno che… in fattoria, presso l’agriturismo – fattoria didattica “Colle dell’Acero”.  Una gita in sicurezza, alla presenza dello staff operativo del Centro, ma spensierata ed istruttiva. Per dare valore alle cose semplici, in un ambiente sereno e verdeggiante, ad un ritmo lento dal sapore bellissimo: quello del ritorno alla vita quasi normale. Arrivo alle ore 10:00, una frugale merenda per rinfrescarsi e fare il pieno di energie e poi via, a stabilire un contatto vero con gli animali da cortile, la natura e il mondo agricolo. I loro occhi curiosi hanno osservato le papere, le caprette. Sapendo cosa fare delle loro mani, le hanno trasformate in carezze per gli asinelli ed i pony. Le loro labbra si sono curvate in enormi sorrisi. La forza dell'agriturismo ha travolto i nostri utenti. Entusiasti, si sono ritrovati a consumare insieme il pranzo, presso l’area picnic. Il picnic. Il pasto all’aperto ha assunto una funzione sociale e ludica importantissima. Troppo tempo che non si pranzava insieme. Quante cose da raccontarsi. Poi un gelato, per concludere in dolcezza la calda giornata estiva, il conforto che ripaga d'ogni “torto”, anche quello di dover essere stati lontani. Per poter stare, oggi, vicini.

Alle 14:30, partenza verso casa. Felici di aver celebrato la quiete rurale, ricchi di un’esperienza che ha suscitato nuove emozioni, “con il rispetto acquisito per il valore del burro e delle uova”.








giovedì 30 luglio 2020

“Mi piace fare le letture con i bambini. Non conoscono artifici, percepiscono e ti restituiscono l’entusiasmo”. Il Consorzio Intesa incontra Annalisa Proietto, bibliotecaria della Biblioteca Comunale “Danilo Testa” di Serrone.


Il Consorzio Intesa incontra Annalisa Proietto, bibliotecaria della Biblioteca Comunale “Danilo Testa” di Serrone, facente parte del Sistema Bibliotecario e Documentario della Valle del Sacco.  Annalisa ha seguito il progetto di crescita della Biblioteca, punto essenziale dell’Amministrazione Comunale di Serrone che concorre alla promozione e all’organizzazione di iniziative culturali, inaugurata il 26 ottobre 2012, data dalla quale si è registrata una crescita a livello di utenza, di prestiti ma soprattutto di laboratori con i bambini. Strutturata in due sezioni, la sezione adulti e la sezione ragazzi, la Biblioteca dispone di un patrimonio di diecimilaseicentoquarantotto libri tutti a scaffale aperto, collocati secondo la classificazione Dewey.
Con Annalisa entriamo nel merito della sezione ragazzi, strutturata in pre-scolare da 0 mesi a 5 anni con una scaffalatura, tavoli e sedie a misura di bambino.  Poi ci sono le fasce 6-10 e 11-14 anni, messe a scaffale. “I libri della sezione ragazzi si contraddistinguono, oltre all’etichetta con i numeri sul dorso dei libri, per dei pallini colorati corrispondenti alle fasce di età, al fine di creare un maggior rapporto tra la biblioteca ed il bambino”, ci spiega Annalisa. Ha instaurato un bel rapporto Annalisa con i piccoli affezionati frequentatori della Biblioteca. Gioviale, ci confida “Io dico sempre al bambino che è preferibile scegliere il pallino che comprenda la sua fascia di età ma nulla vieta che si debba sentire libero di fare ciò che ritiene più opportuno. Lo preparo dicendo che la difficoltà potrebbe essere quella di trovare argomenti impegnativi per l’età o dei termini sconosciuti e che questo può rallentare la lettura e rendergliela noiosa. Poi torna e ci confidiamo e confrontiamo!”. Tanti i laboratori realizzati dalla Biblioteca per i bambini, facendo degli incontri periodici, leggendo delle storie e facendo dei lavoretti. E poi il piano con le scuole. “Fino alla comparsa del Coronavirus, numerosi sono stati i laboratori con i bambini della sezione primavera, della scuola dell’infanzia e della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di Serrone.  Prima dell’anno scolastico ci si confronta con le maestre sulle letture da fare durante i laboratori. Si procede per step: con la classe in cui nell’anno precedente iniziamo con il prestito e la restituzione del libro, l’anno successivo iniziamo un laboratorio”, continua Annalisa. Agevolazioni, prestito intersistemico all’interno del Circuito del Sistema Bibliotecario e Documentario della Valle del Sacco, prestito all’utente a titolo gratuito supportato con il pagamento di una quota annuale da parte del Comune di Serrone, sono gli altri punti di forza della Biblioteca.
Domandiamo ad Annalisa del servizio bibliotecario durante il lockdown. “La biblioteca è stata chiusa ed ha riaperto i battenti il 2 di luglio”, ci informa. E seguita, “Durante il lockdown ho fatto delle letture per i bambini coordinandomi con altre colleghe dell’AIB, Associazione Italiana Biblioteche, condivise sulle piattaforme social solo per i titoli per cui gli autori hanno espresso il consenso all’AIB e solo per quel frangente temporale.  Per quanto riguarda gli adulti, come Sistema Bibliotecario e Documentario della Valle del Sacco abbiamo comunicato agli utenti che era possibile scaricare degli ebook gratuiti o dei pdf”.

Chiediamo ad Annalisa un invito a grandi e piccini sul perché dedicarsi alla lettura e scegliere la biblioteca. “Risponderò con una frase che uso spesso: secondo me il libro è il miglior amico che abbiamo perché è sempre lì pronto ad aspettarci, rimane fermo fino a che non siamo noi che decidiamo di viaggiare con lui e scoprire nuovi mondi. Perché la biblioteca? È un’opportunità per un Comune, è una ricchezza. Ad esempio, alle classi dei bambini della scuola primaria abbiamo messo a disposizione la Biblioteca per fare i compiti. Quindi, un modo diverso di vivere la biblioteca, non solo inteso come luogo di prestito e di restituzione ma come momento di confronto, di piacere, di aiuto, di scambio, di socialità diversa.”

martedì 28 luglio 2020

La lettura: un’armonia di parole che esorcizza le paure, rafforzando la positività.


Un libro è un piccolo tesoro che si può custodire in tasca. Di solito il buon lettore rinvia alle vacanze, che sono alle porte, le letture che gli premono, pregustando il viaggio che si intraprende tra le righe dei capitoli. L’emergenza Coronavirus ed il conseguente lockdown hanno però mutato molti intenti e creato un’occasione per anticipare e rianimare i buoni propositi e farli rivivere nel periodo della quarantena, come quello di dedicarsi alla lettura. Che si appartenga alla categoria dei lettori tradizionali amanti degli scarabocchi sulle pagine, del profumo di carta, una cartolina come segnalibro, orecchiette sulle pagine, o piuttosto alla categoria dei lettori 2.0 con tanto di e-book, che si sia o meno degli habitué di biblioteche, librerie, bancarelle, la lettura è stata in questo frangente una panacea alla solitudine, all’isolamento. I libri hanno fatto compagnia, alleviato le preoccupazioni, destato la sfera dei sentimenti, permesso di coltivare l'empatia e la comunicazione interpersonale anche a distanza. Mentre l'editoria, durante il lockdown, ha quasi rischiato un tracollo, le iniziative letterarie si sono moltiplicate mantenendo viva la cultura del libro e gli animi delle persone. Numerose sono state le iniziative riguardanti gli audiolibri come “Ad Alta voce”, su Raiplay, dove sono stati riprodotti classici d'autore. I Gruppi di lettura si sono trasferiti sulle varie piattaforme facendo il boom di partecipanti, tra lettori accaniti e new entry.

Leggere stimola i processi cognitivi e non vi è dubbio alcuno che nel periodo di emergenza sanitaria e sociale abbia avuto un’azione profondamente terapeutica e ricreativa. Sovente non si resta affascinati da un autore perché rappresenta un’idea, una poetica o un capitolo di storia letteraria. Quando un libro ci piace, si ha piuttosto la sensazione di aver incontrato una personalità che ci è familiare. Ed è qui che il libro compie la sua magia, attiva la sua carica esplosiva. Una bomba che scoppia, nel cuore del lettore, risultando in grado di elaborare il frullato delle nostre emozioni. Sollevandoci, magari.


martedì 30 giugno 2020

Il Consorzio Intesa incontra la Dott.ssa Federica De Santis, Responsabile dell’Area Sociale dell’AIPES e del Consorzio dei Comuni del Cassinate. Con lei parliamo del fenomeno della violenza sulle donne.


“No, mio marito non mi picchia, mi ha dato solo uno schiaffo. Però in effetti la pasta non era cotta bene”. È una delle tante asserzioni delle donne con cui vengono a contatto gli operatori e le operatrici dei Servizi Sociali dell’AIPES-Consorzio per i Servizi alla Persona. A raccontarcelo è la Dott.ssa Federica De Santis, Psicologa Clinica formata in Psicoterapia Relazionale e Familiare, Responsabile dell’Area Sociale dell’AIPES-Consorzio per i Servizi alla Persona e del Consorzio dei Comuni del Cassinate. Ce lo dice, intervistata, a proposito del fenomeno della violenza sulle donne.  “Rappresentando all’interno dei piccoli Comuni del nostro territorio uno sportello sociale che esiste da 20 anni, all’AIPES abbiamo una visione abbastanza globale di quelle che sono le vicessitudini”, afferma la Dott.ssa De Santis. Il primissimo contatto è fondamentale. “C’è una enorme difficoltà, probabilmente anche culturale, a far emergere questo tipo di problematiche. Spesso chi chiede aiuto non è la donna, la maggior parte delle volte è solo nel momento in cui si avvia un rapporto di tipo psicologico o sociale con l’utente che si acquisiscono determinate situazioni e si capisce ed intuisce che la persona è vittima di un carnefice che la condiziona, la fa sentire incapace, le impedisce di fare delle cose”, ci spiega la Dott.ssa De Santis. “Ed il lavoro più difficile dell’operatore comincia in quel momento e consiste nel far capire alla donna che quel tipo di relazione non è la normalità. Si tende sempre a giustificare l’altro. Tale giustificazione è sostanzialmente caratteristica del rapporto vittima-carnefice ed è l’aspetto più difficilmente sradicabile”, continua la Dott.ssa De Santis. Ed aggiunge, “Sono sicuramente una minoranza le donne vittime di violenza psicologica o di maltrattamenti in famiglia che ci chiedono un aiuto diretto. Complici la paura, la dipendenza economica”.  “È capitato nel corso degli anni di essere chiamata anche da donne che hanno subito violenza sessuale, fisica. Quello che più mi ha colpito di queste situazioni è stato il dubbio della vittima di denunciare o meno”, ci confida la Dott.ssa De Santis. Serve del tempo ed una strategia efficace per portare in salvo chi è stata violata. I Servizi Sociali dell’AIPES lo fanno sfruttando la padronanza del territorio, facendo rete, lavorando in forte simbiosi con le associazioni della consulta distrettuale che si occupano di queste tematiche, quale ad esempio l’Associazione “SOS Donna”, ma anche con le forze dell’ordine. I dettagli e i tratti importanti di certe storie riescono a finire, così, a volte, in schede. In quei documenti dolori e tumidezze prendono forma. Insieme alle generalità del maltrattante, quelle della donna. E, a volte, del minore, vittima a sua volta di violenza assistita. Un lavoro prezioso.  “Chiaramente nel momento in cui si porta una donna alla denuncia o a riconoscere i segni di una violenza subita, si inizia un percorso complesso che implica l’uscita di casa, spesso l’incomprensione del nucleo familiare e dei parenti. Si attivano protocolli di emergenza, avviene una collocazione delle vittime in strutture idonee, le si aiuta a regolamentare l’affidamento dei figli, si accompagnano in un percorso di autonomizzazione con un sostegno forte e costante affinché le vittime non tornino indietro”, sottolinea la Dott.ssa De Santis.

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa De Santis di fare un appello alle donne. “Ecco, io le invito ad avere amore e rispetto per se stesse. Io dico sempre: amore non è violenza verbale, fisica, psicologica. Amore è rispetto. Io direi loro di pretendere rispetto. Se non c’è rispetto non c’è amore”, ci ha detto.

martedì 23 giugno 2020

Alla “Casa dei Lillà” il sole, giallo come i loro biscotti al limone, non bussa. Entra prepotentemente dalle persiane, come le emozioni forti, che non bussano mai.


Alla “Casa dei Lillà”, gestita dal Consorzio Intesa tramite la Consorziata esecutrice, il sole, giallo come i loro biscotti al limone, non bussa. Entra prepotentemente dalle persiane, come le emozioni forti, che non bussano mai. Ed è entrato puntualmente anche nei giorni del lockdown. I giovani adulti con disabilità intellettiva e relazionale grave ospiti della casa famiglia strutturata attraverso le misure regionali del “Dopo di Noi” sono avvezzi a non domandarsi sempre “perché”. Sono abituati, piuttosto, a vedere le problematiche come opportunità. Occasioni che si presentano. Così, con tutte le energie positive di cui sono capaci, insieme allo staff operativo, che ha affrontato il proprio lavoro con la stessa passione e motivazione di sempre, hanno semplicemente continuato a fare famiglia. All’interno dell’ampio perimetro della casa. Certo, uscire di casa, tornare a casa: sono due gesti quotidiani in apparenza banali ma che hanno un formidabile senso simbolico. È mancato e manca ai ragazzi non ricevere le visite dei familiari, uscire anche per recarsi nei Centri Diurni. Hanno supplito, e continuano a supplire, però, in tal senso, le videochiamate con gli affetti, le lezioni - incontri in videoconferenza con i Centri Diurni per Disabili di Cisterna e di Cori e con l’Agenzia formativa della Provincia di Latina “Latina Formazione Lavoro”.  Dai laboratori improvvisati sulla base dell’esigenze del momento, e dai progetti che hanno proseguito a distanza con la novità dell’uso della tecnologia da parte dei ragazzi, fino al proseguo delle normali attività e degli interventi attuati, c’è stato e c’è un gran da fare in casa. Il tutto, ovviamente nel rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza.

La bella notizia della fine del lockdown è stata tuttavia per i ragazzi un auspicio a ricominciare, a partire alla riscossa, accettando e assecondando il cambiamento. In quale direzione? Quella che scelgono insieme ogni giorno. Li vediamo ritratti nella photo gallery, in dei fermi immagine di questi giorni, intenti nel realizzare insieme all’educatrice in un laboratorio culinario dei biscotti al limone. Li farciscono con parole, promesse, racconti, sogni, fantasia, risa. E limone, ovviamente. Una poesia per fine pasto, con il giallo di un albero dei limoni a ribadire la luce.






giovedì 18 giugno 2020

Nessuna si salva da sola.


L'emergenza Covid-19 e il conseguente lockdown hanno fatto registrare un boom di episodi di violenza sulle donne.


La violenza contro le donne è socialmente trasversale e si declina in maltrattamenti e violenze fisiche o psicologiche. Un fenomeno antico e purtroppo sempre attuale. Ce lo dimostrano i dati forniti dall’Istat, secondo i quali durante i mesi di lockdown le telefonate ai numeri antiviolenza sono aumentate del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019. I dati sono stati raccolti dall’Istat in uno studio sulla ‘Violenza di genere ai tempi del Covid’ prendendo in esame le chiamate al numero antiviolenza 1522, in tutto 5.031. La crescita più importante si è registrata in Toscana e nel Lazio. Negli anni sono state create molte attività a contrasto della violenza di genere, che si è scelto di affrontare attraverso azioni di prevenzione e sensibilizzazione, azioni di rete che coinvolgono diversi attori dei territori come le aziende sanitarie, i Comuni, le forze dell’ordine, le associazioni e i centri antiviolenza. Ma non è bastato.

Il timore è emerso sin dall’inizio delle misure restrittive e le apprensioni sono state confermate. Si presumeva che per le donne maltrattate in famiglia la quarantena avrebbe coinciso con un aumento delle violenze a causa dell’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica, tutti fattori che in questo periodo di emergenza Coronavirus hanno reso le donne più esposte alla violenza domestica.  E così è stato. La seconda fase dell’emergenza, con la libera circolazione, non ha migliorato la situazione. A seguito della crisi ci sono state pesanti ripercussioni anche lavorativo-economiche sulle donne, ed una donna che perde il lavoro, vive precarietà ed incertezze economiche maggiori, è più fragile e danneggiabile. Ne consegue una ulteriore dipendenza relazionale che non aiuta nell’assumere scelte di autonomia e di uscita dalla dimensione del controllo.

Un motivo per riflettere ed auspicare di portare equilibrio, benessere e giustizia là dove si vivono storie di degrado con un’autentica e fattiva solidarietà con tutto il mondo femminile per contrastare la piaga universale della violenza di genere.

giovedì 11 giugno 2020

A “Casa Argentina Altobelli” le emozioni si squadernano tutte.



A “Casa Argentina Altobelli” sita nel Municipio V - Roma Capitale, gestita dal Consorzio Intesa tramite la Consorziata esecutrice, le emozioni si squadernano tutte, anche ai tempi del Coronavirus. Se la vita ha posto ai ragazzi ospiti le basi sulla sabbia, loro nella sabbia ci si sono infilati come ombrelloni in giorni turbinosi. Soprattutto in questo periodo storico in cui hanno dovuto misurarsi con tutte le difficoltà che l’emergenza Coronavirus ha comportato. Ricordiamo che in struttura l’obiettivo generale dell’intervento, a cura di educatori professionali e assistente sociale, è il perseguimento dell’autonomia personale, lavorativa ed abitativa dei giovani adulti verso il definitivo svincolo dal circuito assistenziale. Così, se l’autonomia lavorativa è l’aspetto che ha risentito maggiormente, la strategia di intervento ha trovato il proprio essere nella dimensione familiare della casa, nelle occasioni che essa presenta.

In questa dimensione i nostri ospiti hanno potuto consolidare i rapporti con i compagni e trovare la fiducia nei propri mezzi per cercare la maturazione socio-affettiva anche in un frangente così complesso. Nonostante tutto. Mentre qualcuno di loro torna dal lavoro mai perso, qualcuno lo cerca nella routine della casa che non è mai scandita da appuntamenti banali, che assumono un’importanza straordinaria. Hanno imparato a menadito il giro del sole in ogni stanza dell’appartamento i ragazzi, e intanto organizzano le loro giornate. Tra attività sportiva, una partita alla PlayStation, una pacca sulla spalla, un piatto di pasta al pomodoro che mette tutti d’accordo, vivono con grande dignità. La compattezza, la benevolenza, la speranza, la solidarietà sono i loro antidoti per questo virus che sembra rallentare.






mercoledì 3 giugno 2020

Ogni giorno è favorevole per chi sa darsi da fare.


Il Consorzio Intesa tramite la Consorziata esecutrice continua da maggio a garantire il servizio di Assistenza Specialistica ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado del Comune di Marcellina.


La scuola non si frequenta solo per lo sviluppo delle competenze tradizionali ma per sviluppare le potenzialità di apprendimento, di comunicazione, di relazione e socializzazione. Tanto più, per gli alunni con disabilità. L’emergenza Coronavirus ha imposto la chiusura delle scuole ma non ha impedito il proseguimento dell’attività didattica, lo sappiamo. Quello che ci preme raccontarvi è che non ha impedito neppure l’erogazione del servizio di Assistenza Specialistica per gli alunni diversamente abili. È il caso del Comune di Marcellina in cui, grazie ad una rimodulazione del servizio, da remoto, il Consorzio Intesa tramite la Consorziata esecutrice continua da maggio a garantire il servizio ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Le conquiste più grandi arrivano quando l’opportunità incontra la competenza e la tenacia, qualità che non mancano alle quattro assistenti educative attive sul servizio. Avvezze a logiche continue di adattamento, le nostre operatrici, pronte come sono all’intervento sempre e comunque, accorte alle esigenze degli studenti disabili, sono state in grado di adattare pratiche, parole, gesti e comportamenti per assicurare il loro supporto educativo individuale a distanza, per un’ora a settimana a bambino. Come? Con educazione ai bambini alle lezioni in remoto attraverso modalità di gioco e inserimento alle attività; stando in compresenza in alcuni momenti con il sostegno per favorire i processi attentivi dei bambini durante le video lezioni; lavorando in maniera  congiunta con gli insegnanti di sostegno nello svolgimento delle attività, per colmare le lacune presenti; supportando al lavoro svolto dagli insegnanti e al sostegno in forma ludica, con video chiamate volte ad esercitare il mantenimento dell’attenzione dei bambini; dando tanto sostegno affettivo ai bambini, con incentivo alla strutturazione dell’attività del gioco. Nondimeno, attivando contatti con i nuclei familiari al fine di promuovere il sostegno emotivo ai bambini ed ai caregiver, dedicando momenti di sollievo emotivo ed educazione all’emergenza ai familiari di riferimento.
Ogni giorno è favorevole per chi sa darsi da fare. Nonostante tutto.






venerdì 29 maggio 2020

L’orgoglio del Sindaco Quadrini sulla Struttura Ponte di Via Granciara.


“L'Amministrazione comunale di Isola del Liri è orgogliosa della Comunità Familiare ad Accoglienza Mista quale Struttura Ponte ove ospitare, fino alla fine dell’emergenza Covid-19 per contenerne il contagio, utenti residenti o temporaneamente presenti sul territorio del Distretto “C” di Sora, necessitanti di approfondimenti sanitari per la verifica della positività al Covid, al fine dell’inserimento o reinserimento in strutture ad essi dedicate” – dichiara il Sindaco di Isola del Liri, Massimiliano Quadrini. “La bellissima struttura comunale, sita in Via Granciara, gestita dall’AIPES – Consorzio per i Servizi alla Persona in sinergia con il Consorzio Intesa, è stata fortemente voluta da questa amministrazione per essere destinata ad esigenze di natura sociale ed è  un orgoglio vederla in questa funzione unica di struttura ponte, nell’ospitare in sicurezza disabili gravi privi del momentaneo sostegno familiare, persone con disagio psichico, anziani, minori, donne vittime di violenza, persone senza fissa dimora, in questo periodo storico difficile. Le persone vengono accolte ed ospitate con calore, cercando di ricreare un ambiente più familiare possibile”. “Tutto questo – ha precisato Quadrini - ci rafforza nella convinzione che, nonostante le notevoli difficoltà che hanno messo a dura prova la nostra comunità in questa emergenza, occorre essere consapevoli delle straordinarie risorse che la nostra città è in grado di esprimere”. “Il rapporto consolidato tra Comune ed AIPES  – ha aggiunto il Sindaco Massimiliano Quadrini – è la dimostrazione di un legame che ha contribuito a rafforzare una capacità di risposta sul territorio: è la prova evidente che la qualità del patrimonio umano di cui Isola del Liri dispone può essere la base su cui costruire e sognare”.
“Confermo che continueremo un dialogo serrato con l'AIPES per fare di questo legame un campo fertile sul quale affrontare, anche una volta terminata l’emergenza Coronavirus, la complessa questione del sociale. L’augurio è quello di favorire nella struttura l’incontro di un’offerta di qualità e sviluppo di un processo socioassistenziale  a vantaggio dei più fragili, allo scopo di favorire la realizzazione di un luogo fisico dove poter “incubare” in maniera sempre più armoniosa la realtà del Centro Anziani, che occupa l’altra metà della struttura, e la Comunità Familiare ad Accoglienza Mista”.



lunedì 25 maggio 2020

Il Consorzio Intesa incontra il Dott. Alex Arduini, Assistente Sociale dell’Ufficio di Piano del Distretto Socio Sanitario LT4. Si parla di digitalizzazione.


Il Consorzio Intesa incontra. È la volta del Dott. Alex Arduini, Assistente Sociale dell’Ufficio di Piano del Distretto Socio Sanitario LT4 - Comune Capofila Fondi, Ente committente dei Centri Diurni per Minori di Lenola e di Monte San Biagio, e Consigliere Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio.  Con lui abbiamo parlato di digitalizzazione. Proprio quest’anno in cui il Consorzio Intesa aveva proposto per i Centri Diurni Minori di Lenola e di Monte San Biagio il progetto “C’era una volta... il gioco”, con il fine di contrastare il fenomeno delle dipendenze ludiche, l’emergenza Coronavirus ha imposto il distanziamento sociale ed una rimodulazione del Servizio di gestione dei due Centri Diurni per Minori in modalità da remoto. Quali sono le conseguenze di questa digitalizzazione per i bambini? Per il Dott. Arduini, sembra paradossale che si stesse organizzando anche un convegno a Lenola sulle dipendenze comportamentali ed all’improvviso il Coronavirus abbia costretto i bambini ad essere sempre più connessi ad internet. Il Dott. Arduini ha sottolineato la responsabilità dei servizi territoriali di riflettere sulle conseguenze sociali che una maggiore esposizione al mondo virtuale può provocare: “L’abuso di internet influenza sempre negativamente la vita e l’umore di chiunque, soprattutto dei bambini, provocando diverse conseguenze: isolamento dal mondo reale, dipendenza, paura del contatto fisico e reale, solitudine, diminuzione della capacità di attenzione e della memoria a breve e lungo termine, impoverimento delle relazioni reali a favore di quelle virtuali, mancanza di interesse per la vita quotidiana e abbandono delle responsabilità, perdita di interesse per altre attività,  perdita di controllo. Inoltre, i bambini sono maggiormente esposti al rischio di essere vittime di cyberbullismo, di subire violenza verbale e psicologica, di accedere con facilità a materiale pedopornografico, di diventare più scontrosi con i familiari che gli fanno accorgere che stanno esagerando con internet”. Secondo il Dott. Arduini, però, l’aspetto positivo di questa pandemia è che ci ha fatto acquisire la consapevolezza di quanto sia importante utilizzare la tecnologia in maniera corretta: “Abbiamo utilizzato il tempo per riflettere, abbiamo dato importanza alla famiglia e all’amicizia. Spero che tutto questo rimanga nelle nostre menti e che ci abbia fatto capire quali sono i valori importanti della vita”.

In relazione ai preziosi contributi laboratoriali in formato digitale che vedono protagonisti i bambini da casa e che ci giungono a cura delle operatrici, che non hanno mai smesso, comunque, di fare squadra, il Dott. Arduini ricorda: “Se non comunichi, non esisti”, lo diceva anche Giacomo Leopardi. Di fatto puoi svolgere un ottimo servizio, ma se non lo dici o qualcuno lo dice per te, avrai fatto il 50% e quel servizio non sarà conosciuto. È importante quindi comunicare quello che si realizza, ma soprattutto farlo nel modo corretto”.
Il Dott. Arduini rivela di essersi commosso di fronte all’impegno di operatrici e bambini. A loro va il suo ringraziamento personale: “Le operatrici sono riuscite a stimolare la creatività dei bambini, ad ascoltarli e a far capire loro che utilizzando correttamente la tecnologia possono allargare i propri orizzonti, li hanno aiutati a ricercare l’interesse per le cose reali. I bambini, a loro volta, i veri “eroi” di questa pandemia, sono riusciti a trasformare un momento di difficoltà in opportunità. A loro è mancata la scuola, gli amici, i luoghi di aggregazione, i giochi di squadra, gli insegnanti, il mondo esterno, insomma tutto ciò a cui prima non davano il giusto valore”.
L’augurio è quello di imparare dai bambini, dal loro modo di adattarsi con facilità ai cambiamenti e di guardare il mondo reale con i loro occhi.
E conclude: “Mi aspetto di vedere meno bambini collegati al mondo virtuale e sempre più connessi attivamente al mondo reale. Ecco aspetto di rivederli nei Centri a fare squadra”.


giovedì 21 maggio 2020

Covid 19. Ospitare in sicurezza e contenere il contagio.


L’AIPES-Consorzio per i Servizi alla Persona attiva una “struttura ponte”.



L’AIPES-Consorzio per i Servizi alla Persona ha attivato in sinergia con il Consorzio Intesa, da lunedì 11 maggio, la comunità familiare ad accoglienza mista sita nel territorio di Isola del Liri, in Via Granciara, quale struttura ponte ove ospitare, fino alla fine dell’emergenza Covid19 per contenerne il contagio, utenti residenti o temporaneamente presenti sul territorio del Distretto “C” di Sora, necessitanti di approfondimenti sanitari per la verifica della positività al Covid al fine dell’inserimento o reinserimento in strutture ad essi dedicate. Si tratta in particolare di disabili gravi privi del momentaneo sostegno familiare, persone con disagio psichico, anziani, minori, donne vittime di violenza, persone senza fissa dimora. La comunità familiare è situata in un’idonea struttura socioassistenziale, capace di ospitare fino a un massimo di otto ospiti, il cui ingresso avviene attraverso l’invio degli uffici territoriali del Consorzio AIPES. Al momento dell’ingresso in struttura agli ospiti vengono consegnati dispositivi di sicurezza individuali e un’informativa sulle regole per il contenimento e la prevenzione del Covid. A caratterizzare la grande struttura residenziale priva di barriere architettoniche, vi è la presenza di una duplice figura di riferimento di ambo i sessi, l’adeguata presenza di figure educative in base al numero di ospiti accolti, lo sviluppo su un unico piano, la dotazione di quattro camere da letto ognuna con il proprio bagno. Nella Struttura l’organizzazione della giornata è limitata negli spazi individuali di ogni utente, il quale resta in isolamento fino all’esito dell’esame diagnostico ed ad ogni cambio di utente si procede con la disinfezione dell’alloggio. Per allietare la permanenza ogni stanza è fornita di un televisore, libri, riviste e l’ospite è tenuto a mantenere l’igiene degli spazi a lui riservati e ad utilizzare i dispositivi di sicurezza forniti al momento dell’ammissione quando si trova negli spazi comuni.
Una nuova risposta sul territorio dunque dall’AIPES ad indicare una realtà che sorge come voglia di accoglienza e che trova la sua efficacia nella integrazione e concorso tra il modello familiare e figure educative che collaborano attraverso le proprie competenze professionali per un percorso in sicurezza durante la permanenza degli ospiti.





lunedì 18 maggio 2020

Tra il dire e il fare c’è la presenza.


Con prestazioni individuali in forma domiciliare e in remoto, continua l’assistenza per gli utenti del Centro Diurno per Disabili di Velletri!


Con una rimodulazione del servizio personalizzata, attiva da aprile, il Consorzio Intesa, tramite la Consorziata esecutrice, continua a garantire l’assistenza agli utenti del Centro Diurno per Disabili di Velletri. Per ovvi motivi i ragazzi non possono in questo frangente frequentare la struttura semiresidenziale, così sono gli operatori del Centro che li raggiungono, con un’iniziativa di solidarietà digitale e per fornire un serio, competente e sicuro supporto a domicilio utilizzando tutti i dispositivi individuali di sicurezza.

Sono delle risposte concrete quelle offerte dal concessionario tramite gli operatori per fronteggiare lo straordinario carico assistenziale delle famiglie e per proteggere gli utenti con disabilità. Un’attività a distanza con schede didattiche informative sul coronavirus cartoonizzate con personaggi disney, schede animate da colorare, volantini informativi da appendere in casa, la condivisione di video proiezioni che illustrano ai ragazzi il Centro Diurno vuoto e spiega loro in modo semplice l’emergenza, per comprendere ed esorcizzare.  Un’attività per celebrare i compleanni con la costruzione di video per fare gli auguri con la proiezione di foto e video di ragazzi e operatori, perché la meraviglia della vita va celebrata.  Delle letture animate e canzoni in video attività e in presenza domiciliare, perché una musica ci vuole.  Video chiamate di saluto e giochi a distanza, per una continuità in nome dell’amicizia. Sostegno emotivo ai caregiver in presenza domiciliare e in video chiamata, perché un orecchio in ascolto è importante. Attività domiciliari che contemplano la spesa solidale, la compagnia, la sorveglianza dei ragazzi, attività di movimento all’aperto, le passeggiate, per usare tanta cura, vivere di colori vastissimi tra un po’ di chimica e un po’ di incastro, e brividi e capricci e risate e la voglia di avventurarsi insieme tutti i giorni, utenti ed operatori, nonostante tutto.





mercoledì 13 maggio 2020

“Coronavirus. Quando il digitale si fa alleato”.


Il digitale sta dimostrando sempre di più il suo ausilio fondamentale nella vita quotidiana di bambini ed anziani, lavoratori ed imprese, lo stiamo sperimentando tutti in prima persona nel contesto di emergenza in cui siamo costretti a vivere. Senza le forme di socialità che le tecnologie consentono, che sono sì forme minori di socialità ma sono le sole possibili in regime di isolamento, nessuna misura di distanziamento sociale sarebbe tollerabile. Durante l’emergenza, anche il Consorzio Intesa ha messo in atto un’iniziativa di solidarietà digitale con questi strumenti per molti dei servizi offerti, al fine di continuare ad erogare prestazioni e accorciare distanze, garantendo in questo contesto difficile il suo contributo per un’impresa sociale sempre più capace in servizi efficaci e di utilità per le persone.

L’emergenza ha indotto un’enorme riflessione sull’utilizzo del digitale, degli strumenti quali social e chat, delle modalità di lavoro smart, mettendolo al centro di un grande dibattito. Uno degli effetti collaterali dell’epidemia è senza dubbio l’impennata nell’utilizzo delle tecnologie digitali, tra possibilità e rischi, soprattutto per i più giovani, digitalmente “fragili”. I bambini e i ragazzi si trovano oggi ad affrontare un’incredibile esperienza con la didattica a distanza, completamente proiettati nell’e-learning, la tecnologia li ha travolti ed avvolti, ed obbligati ad un corso accelerato. Un aspetto importante dell’utilizzo della tecnologia in questo periodo di isolamento forzato, deve risiedere per i minori nel fatto di poter mantenere attiva una relazione, di non privarli completamente di quell’esperienza di socializzazione e comunità che la vita normale rappresenta.

L’utilità senza ‘se’ e con dei ‘ma’ delle tecnologie digitali nelle condizioni odierne può aiutarci a capirne le loro peculiarità e le conseguenze che ne derivano e a frenare l’entusiasmo con cui si plaude alla digitalizzazione della vita e della società come l’effetto collaterale positivo della pandemia, perché non vorremmo che, guariti dal virus biologico, ci accorgessimo di averne contratto uno diverso e più subdolo, che genera abitudine a quel “distanziamento sociale” al quale proprio gli utilizzi predominanti delle tecnologie digitali già ci stavano inconsciamente portando.

mercoledì 6 maggio 2020

#ACasaInsiemeAVoi. Le mamme dei bambini degli Asili Nido Comunali “Babalù” e “Siamo piccoli ma cresceremo” garantiscono la continuità educativa a casa.


Mamma. Con due sillabe soltanto, i bambini possono avere il mondo in mano. Alla regina da tutti amata che si riconosce perché, a differenza di questo Virus, non ha la “corona” ma regna nei cuori dei figli e sa cancellare per i bimbi ogni dramma, nell’approssimarsi della sua festa, il Consorzio Intesa, gestore tramite la Consorziata esecutrice degli Asili Nido Comunali “Babalù” di Alatri e “Siamo piccoli ma cresceremo” di Tecchiena, esprime profonda gratitudine. Le mamme dei bimbi iscritti ai due Asili, infatti, coadiuvate dai papà, stanno svolgendo un ruolo importantissimo per dare continuità al processo educativo e d’apprendimento e per mantenere la relazione con l’equipe educativa e quella amicale tra i bambini iscritti agli Asili Nido. A fronte dell’emergenza Coronavirus queste madri hanno impersonato e continuano ad impersonare a pieno la figura di riferimento per gli staff educativi dei due Asili, facendo sì, tramite lo strumento principalmente utilizzato, ossia il gruppo whatsapp con i genitori che da ormai diverso tempo risulta un utile mezzo di comunicazione nido – famiglie, che le attività proposte in questo frangente di emergenza e di distanziamento sociale dalle educatrici, caratterizzate dall’hastag #ACasaInsiemeAVoi, arrivino ai bambini. In tal modo i piccoli possono fruire, grazie all’utilizzo dei principali strumenti tecnologici in loro possesso, di letture e storie animate, ricevere proposte di esperienze visive e sensoriali, ascoltare canzoncine tipiche della routine dell’Asilo Nido, prendere spunti per giochi e attività motorie, ascoltare filastrocche, canzoni e favole.

In un equilibrio in punta di piedi per loro, tra lavoro, in alcuni casi in smart working, paura, disorientamento, gestione dei figli e piacere della condivisione, queste mamme si dimostrano, così, preziose, durante una sfida epocale che richiede molto coraggio. Un coraggio che passa dritto al cuore, che muove e commuove e che la bussola di questi tempi incerti dovrebbe indicare come direzione.

Un contributo giunge anche dal Vicesindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Alatri, Fabio Di Fabio, che, nel plaudire a queste mamme, esprime un messaggio di solidarietà per la necessaria sospensione del servizio pubblico dell’Asilo Nido. “Stava prendendo piede la proposta da parte del nuovo Concessionario, incontrando un bel gradimento nella popolazione e crescendo come numeri e qualità del servizio offerto”, ha dichiarato l’Assessore. “Ovviamente tutto questo non sarà disperso perché il rapporto con le famiglie, grazie al Concessionario e al Comune, rimane aperto”, ha continuato. Ed ha aggiunto: “Credo che nei prossimi mesi dovremo eventualmente ripensare a delle modalità di offerta di questo servizio compatibilmente con la normativa e l’andamento della pandemia. Bisogna capire se ci saranno tempi e modi per un ripensamento ma certamente quello che ci conforta, ad oggi, è la capacità di sinergia raggiunta, che dimostra di mantenere vivo il contatto con le mamme, i papà e i bambini in un’ottica di gestione e di programmazione del servizio che non è mai stata autoreferenziale ma sempre un’ottica partecipata e condivisa. Su questa linea dobbiamo continuare, salvaguardando la salute di tutti gli interessati”. Un pensiero dell’Assessore va anche alle equipe educative, con l’augurio di cuore che possano tornare quanto prima a svolgere a pieno la loro professione.

mercoledì 29 aprile 2020

Slanci e “bilanci”.


A quasi due mesi dall’attivazione del percorso telefonico dedicato al supporto delle persone fragili attraverso il numero verde 800 400 495  dell'AIPES - Consorzio per i Servizi alla Persona per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, i dati positivi del servizio offerto.


Nell’ambito dei Servizi alla Persona ci piace parlare di slanci piuttosto che di bilanci. A quasi due mesi dall’attivazione del percorso telefonico dedicato alle persone fragili, attraverso il numero verde dell'AIPES - Consorzio per i Servizi alla Persona 800 400 495 per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, non possiamo però non fare una panoramica sull’andamento positivo del servizio offerto nei 27 Comuni del Distretto FR/C dall’AIPES in sinergia con il Consorzio Intesa e il Consorzio Valcomino.

Più di 300 sono state, ad oggi, le chiamate pervenute al numero verde, cui rispondono operatori adeguatamente formati dell’Aipes, una psicologa ed un’assistente sociale per offrire supporto psicologico, telesoccorso, teleassistenza con acquisti di beni di prima necessità, ivi compresi spesa e farmaci, e pagamento bollette. Ad evadere le richieste,  in base al paese di provenienza del richiedente e della natura della richiesta stessa, sono operatori e operatrici socio sanitari/e, assistenti familiari, animatori e animatrici, psicologi e psicologhe, educatori ed educatrici incaricati/e dei Centri Diurni Disabili di Arpino, Sora e Alvito (per la Valle di Comino - Consorzio Valcomino). A loro supporto anche due operatrici del servizio di assistenza domiciliare di Sora. L’area territoriale da coprire con gli interventi è vasta, così sul servizio sono impegnati un totale di ben 12 mezzi del Consorzio Intesa e 4 del Consorzio Valcomino, oltre ad alcune auto personali degli operatori ed i mezzi che l’AIPES ha messo a disposizione.

C’è un bel da fare, le richieste giornaliere pervenute al numero verde sono numerose, hanno raggiunto picchi elevati durante la fase più critica della quarantena, diminuendo nelle giornate di chiusura dei negozi. La maggior parte degli interventi verte su richieste di spesa alimentare e acquisto di medicinali, il cui pagamento può essere effettuato in contanti o tramite POS, un’opzione, quest’ultima, molto apprezzata dagli utenti! L’AIPES è intervenuto a supporto delle famiglie con difficoltà economica, pagando, ad oggi, la spesa a 40 famiglie. Sono pervenute anche diverse richieste per l’acquisto e la consegna di pellet, l’accompagnamento presso l’ufficio postale per il ritiro della pensione e il pagamento delle bollette. Più volte in questo frangente gli operatori e le operatrici dotati/e di dispositivi di sicurezza ma con occhi pieni di luce, mani operose, modi garbati, desiderosi/e di dare sostegno psicologico, insieme alla spesa richiesta, hanno consegnato a titolo gratuito cassette di fragole, frutta e verdura donati dalla Caritas, associazioni e supermercati del territorio. In alcuni casi è stata effettuata la consegna di indumenti per persone ricoverate nei reparti di malattie infettive, le cui richieste sono arrivate da parte dei familiari in quarantena, impossibilitati ad uscire. Sono stati effettuati accompagnamenti in ospedale per attività ambulatoriali post intervento.

Tempestività ed efficienza, sono sicuramente le caratteristiche che contraddistinguono il servizio e che gli utenti apprezzano molto! Le consegne di spesa e medicinali vengono effettuate nella stessa giornata dell’invio della richiesta, o al più tardi nella mattinata della giornata successiva. Nei casi in cui si ricevono richieste con carattere di urgenza, gli operatori si attivano velocemente e svolgono il servizio in un paio di ore. Ma sono soprattutto la familiarità ed il calore il valore aggiunto: le persone che si rivolgono al servizio incontrano persone che imparano a riconoscere attraverso una cura gentile e discreta, operatori e operatrici che a volte conoscono già storie e difficoltà delle famiglie, e allora la distanza, seppur necessaria in questo periodo storico, si fa più corta.






venerdì 24 aprile 2020

AIPES – Consorzio per i Servizi alla Persona


Attiva l’Unita Speciale emergenza Covid-19


L’AIPES – Consorzio per i Servizi alla Persona, Ente Capofila dei 27 Comuni del Distretto FR/C, in sinergia con il Consorzio Intesa, dà il via all’Unità Speciale Emergenza Covid-19. Con l’attivazione dell’Unità Speciale, cui si accede con il numero verde 800 980 415  del Consorzio Intesa, diventa h 24 l’assistenza attualmente posta in essere da AIPES e Consorzio Intesa per fronteggiare la complicata situazione attuale. Il nuovo servizio si articola con una Sala Sociale Operativa sita a Sora, attiva in orario notturno. L’idea nasce dal desiderio di incrementare le risorse a sostegno dell’individuo fragile e per la preservazione del suo benessere psico-fisico, pertanto destinatari del servizio sono le persone in condizione di fragilità residenti nel Distretto socio-sanitario FR/C. A seconda delle richieste d'intervento in arrivo al numero verde dalle ore 18.00 alle ore 8.00 dal lunedì al sabato e dalle ore 16.00 della domenica alle ore 10.00 del lunedì interverranno le seguenti figure professionali: psicologo, assistente sociale o operatore socio sanitario. L’unità speciale è da considerarsi come un servizio di prossimità, di concreta risposta al bisogno, di informazione, di assistenza, accoglienza e vigilanza che si declina nella consegna di beni alimentari e per l’igiene personale, consegna Kit per la prevenzione della trasmissione del Virus, consegna di materiale informativo circa i regolamenti di sicurezza vigenti in materia di Coronavirus.
Così, con un’assistenza non stop, Ente committente e Consorzio esecutore incrementano i servizi già attivi senza concedere neppure un istante di vantaggio al virus.



giovedì 23 aprile 2020

Stesse operatrici, stessi bambini, diverso modo di garantire la continuità degli interventi socioeducativi!


Così, con una rimodulazione i Centri Diurni Minori Di Lenola e di Monte San Biagio fronteggiano l’emergenza Coronavirus!


In questa fase di emergenza anche i bambini frequentanti i Centro Diurni Minori di Lenola e Monte San Biagio sono costretti a trascorrere intere giornate tra le mura domestiche. In questa situazione di criticità il Consorzio Intesa, gestore tramite le Consorziate esecutrici dei Centri Diurni, il cui Ente committente è il Distretto Socio Sanitario LT4, ha previsto una rimodulazione delle attività al fine di favorire la continuità degli interventi educativi soprattutto nei confronti dei bambini più svantaggiati e garantire bisogni essenziali attraverso forme innovative di supporto ai processi socioeducativi.

Cosa c’è alla base di questa rimodulazione? L’ascolto e la vicinanza virtuale, al fine di capire e rispondere ai nuovi bisogni emotivi dei bambini, che stanno vivendo all’improvviso una situazione anomala e imprevista da ogni punto di vista famigliare, scolastico, sociale, motorio. Come? Con tante attività laboratoriali che si svolgono in modalità remoto quotidianamente, mediante strumenti digitali! E che nomi originali caratterizzano questi laboratori! “Scatti di una giornata… ai tempi del Covid” per condividere insieme scatti fotografici che raccontano la giornata di ogni bambino; “CoronaVideo” volto alle realizzazione di un video musicale in cui ogni bambino canta e anima un pezzetto di una canzone e la realizzazione di una storia; “Alfabetizzazione emotivirus” per consentire attraverso le favole la narrazione di sé e l’elaborazione delle emozioni; “Alla scoperta dei giochi di una volta, quando il Covid non si conosceva” con attività rivolte alla scoperta dei giochi del passato le cui informazioni e raccolta dei materiali, avviene attraverso l’analisi di fonti orali, interviste ai nonni tramite videochiamate, reperti come vecchi giocattoli da rispolverare dalla soffitta, documenti e immagini ricercati in Internet; “Non posso uscire ma posso muovermi” per imparare piccole coreografie da realizzare in qualunque ambiente domestico e quotidianamente; “Arcobaleno di colori e fantasia” per coinvolgere il bambino e la sua famiglia con attività manuali utilizzando materiali di riciclo; “Corona alla didattica” come attività di sostegno scolastico per un accostamento più efficace apprendimento; “Sportello n.19 Telesupporto” per dare ascolto alle difficoltà emotive emotive di genitori e bambini in questa situazione complessa.